SteraS, gioiello dell’Istria

Tra le figure di rilievo nel panorama vitivinicolo della Slovenska Istra spicca Tilen Praprotnik, talentuoso enologo e factotum di SteraS, cantina acquartierata a Sared sulle colline intorno a Izola. Laureato in Scienze Agrarie a Lubiana, per quattro anni enologo di Vinakoper, nel 2007 Praprotnik entra nell’azienda di famiglia e imprime una svolta decisiva allo stile produttivo, sposando l’organic wine, il biologico, e tracciando un percorso di progressiva crescita qualitativa sul lungo periodo.

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SteraS vanta una storia interessante, e in un certo senso emblematica. A metà degli anni settanta i genitori di Tilen, una giovane coppia di “cittadini”, decide di mollare tutto e di andare a vivere in campagna. Acquistano quattro ettari di terra e piantano vigne, orti e frutteti. Poi gli ulivi. Entrano nel novero delle aziende che conferiscono le uve alla grande cantina di Vinakoper, e vi restano fino agli anni novanta. Negli anni duemila avviano cospicui investimenti per acquisire terreni, piantare nuovi vigneti e re-impiantare quelli vecchi. Nel 2005 arriva infine il primo imbottigliamento in proprio.

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La cantina di Sared si regge su un singolare accordo: dei venti ettari vitati, undici sono gestiti da Tilen che ha per così dire “carta bianca” sia in vigna che in cantina; nove sono appannaggio di papà Bojan, con le stesse modalità. Curiosamente, i due Praprotnik hanno una visione diametralmente opposta del vino: se Tilen privilegia l’imbottigliato, in tre linee di assortimento, il signor Bojan continua con pervicacia a produrre esclusivamente grandi quantità di vino sfuso, alla vecchia maniera. Saggio compromesso, per conciliare lo scontro generazionale e far contenti tutti.

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SteraS, nella versione di Tilen Praprotnik, si caratterizza per uno straordinario eclettismo: pochi punti fermi, intorno ai quali ruota un caleidoscopio di esperimenti, progetti, provocazioni. Le pietre miliari sono essenzialmente l’esaltazione del terroir, la pratica biologica, l’uso della barrique (usata), la creazione di grandi vini invecchiati, sia bianchi che rossi, accanto ai classici e irrinunciabili vini freschi.

In quest’ottica, Tilen ha approntato tre linee di produzione per diversificare, e meglio identificare, la qualità dei suoi vini:

  • Etichetta bianca: linea fresca, vinificazione in bianco, maturazione in acciaio;

  • Etichetta marrone: linea intermedia, breve macerazione, maturazione di un anno in barrique, affinamento in bottiglia;

  • Etichetta nera: linea riserva, vigne vecchie, rese minime, lunga macerazione, maturazione di almeno due anni in barrique, lungo affinamento in bottiglia;

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A monte, c’è una cura amorevole, quasi romantica, per la terra. Passeggiando per i vigneti di famiglia, disseminati nell’entroterra isolano, Tilen mi guida nei cru di Roncaldo e San Giacomo. Dolci colline, leggiadri spazi inondati dal sole. E dietro l’angolo, il mare. Nell’aria si respira l’odore del salso. Il suolo è marnoso-calcareo, e proprio la presenza di calcare, oltre alla contenuta escursione termica, favorisce la produzione di grandi vini rossi, le cui uve raggiungono quasi sempre una perfetta maturazione fenolica. La zona interna compresa fra Gazon, Sared e Baredi, con altitudini intorno ai 230 m e prossimità al litorale, dà origine a Refoschi straordinari, dotati di minore acidità ma incredibilmente complessi e strutturati.

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Qui, dal cru di San Giacomo/Sv. Jakob, nasce il Refosk Kocinski (dal latino calcium = calcio, calcare, kocina in sloveno), vino bandiera pluripremiato di SteraS, alfiere dell’eccellenza aziendale e prodotto di punta della linea “etichetta nera”. Tilen Praprotnik è un autentico cultore del refosco, il re dei vitigni di questo distretto: al punto che ne ha appena piantato delle barbatelle innestate su piede franco, allevate secondo l’antica tecnica dell’alberello. Forse, il suo progetto più ambizioso e suggestivo, certamente non l’unico. In cantiere, anche un ampliamento della superficie vitata a syrah, da vinificare in uvaggio; e nuovi esperimenti con il pinot nero, attualmente imbottigliato sia nella versione classica che rosè.

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Ma ci sono anche i bianchi. In cantina ne assaggiamo di assai interessanti. Per primo, il Zlati Cvet (fiore d’oro) 2015, l’apripista dei bianchi freschi, un uvaggio di oltre dieci varietà di vecchie uve istriane – pignola, canaiola, bianchera, refosco bianco, negra tenera, borgonja bianca, malvasia, moscato di Momjan, moscato di Dol e altre. Omaggio alla tradizione, è un vino leggero, profumato e abbastanza corposo: il classico bianco beverino con cui accompagnare il pesce nelle trattorie della riviera.

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Poi è la volta delle Malvasie. Iniziamo con la giovane Malvazija 2015 Etichetta Bianca, espressione tipica del varietale istriano, che tocca i 13,5° e rientra nei canoni di vino caldo, corposo e marcatamente sapido. La Malvazija 2013 Etichetta Marrone ci introduce in un’universo più complesso e intrigante, grazie al sapiente uso della barrique usata: elegante e succosa, con sentori netti di pesca e frutta tropicale in cui si mescolano delicati accenni di miele d’acacia, vaniglia e burro fuso. Meraviglioso! Dalla botte spilliamo un nettare denso e fragrante, che profuma di zagara e bucce d’arancia, cedro candito e albicocche disidratate: è un’altra Malvazija 2013, vinificata stavolta in acciaio e senza solforosa, che sta maturando lentamente nel legno per diventare, con l’aiuto del tempo, Etichetta Nera.

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La duttilità nell’approccio al vino di Tilen Praprotnik sta nello sperimentare continuamente combinazione sempre nuove fra le variabili in gioco: vitigno, terreno, pratiche colturali e tecniche enologiche. Secondo Tilen non esiste una tipologia di vino superiore: a seconda delle occasioni, una corposa Riserva, un profumato orange o un freschissimo vino giovane, possono regalare ugualmente grandi emozioni. Si tratta semplicemente di superare vecchi pregiudizi, schemi mentali antiquati ma assai duri a morire. In Istria, mi assicura, i bevitori della vecchia guardia non concepiscono che il vino fresco, di pronta beva. D’altra parte, gli appassionati dell’ultima ora rischiano di arenarsi su derive snob altrettanti insulse, inseguendo unicamente il richiamo del legno.

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All’assaggio, il Pinot Nero Rosè ci conduce sulla sponda delle uve a bacca nera. Fermo, ma dotato di vivace esuberanza, odora di fiori e piccoli frutti rossi. Fine ed elegante, assai piacevole. Segue poi uno strano, incredibile Pinot Gris 2013 Etichetta Marrone, praticamente un vino rosso al 100% dopo appena un giorno di macerazione sulle bucce. Rosso grazie all’ardente insolazione, al clone più colorato, e alle basse rese. Invecchiato in barrique, dispiega nel bicchiere un perfetto bilanciamento, complessità e struttura, in equilibrio fra la vigoria e le caratteristiche del vitigno e i delicati apporti del legno, che emergono poco a poco in maniera squisita. Dopo dieci minuti di ossigenazione, ci troviamo a degustare un vino incantevole. Una chicca in tiratura di appena 600 bottiglie, che vanno via come il pane. Stappiamo quindi il Pinot Nero 2012 Etichetta Marrone, pregevole per la franchezza del colore, un rubino scarico e tenue, e per un naso gradevolmente erbaceo e vegetale, con note di frutta rossa – fragoline e cassis. Buon nerbo acido, molto piacevole in bocca.

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Tilen ama innovare, eppure le sue intenzioni guardano alla tradizione: il futuro di SteraS brillerà grazie al Refosk e alla valorizzazione delle uve autoctone. Non mancheranno esperimenti più “commerciali”, legati all’impiego di vitigni internazionali, ma il fulcro pulsante e vivo dell’azienda sarà legato ai vini del cuore. Per questo forse, in cantina assaggiamo una mezza dozzina di versioni di Refosk, fra bottiglie e fusti di legno. Il top della gamma risulta prevedibilmente il Refosk 2009 Magnum Etichetta Nera: un gran rosso, corposo ed evoluto, con tannini levigati ed una morbidezza avvolgente, eppur vigoroso, con suadenti sfumature di tabacco e cioccolato. L’unico fra le riserve assaggiate ad aver già raggiunto un pregevole equilibrio, a testimonianza del fatto che ci troviamo davanti a vini nati per invecchiare a lungo. Nella linea “etichetta marrone” spicca il Refosk da vecchie vigne, spillato direttamente dalla botte, aggrazziato e magnifico.

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Chiedo a Praprotnik come si fa un vino straordinario. Si deve partire dal territorio, ribatte lui prontamente. Poi si sceglie la varietà, che deve integrarsi bene. Ci vuole tempo. Rese per pianta molto basse, anche 250g come per il Refosk Kocinski 2007 Etichetta Nera. Selezionare, lavorare con dedizione. Approccio naturale al massimo, in vigna e in cantina. Fare vino significa fare storia, afferma Tilen. In un gran vino deve sentirsi l’impronta del terroir e la mano dell’enologo, fusi insieme in un’alchimia perfetta. Ma la terra conta di più.

Se non avesse fatto il contadino, Tilen avrebbe optato per l’archeologo: qualcosa vorrà pur dire.

Tirando le somme, un gran pomeriggio da SteraS.

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Fra i bianchi, mi pare che la linea intermedia, Etichetta Marrone, regali le emozioni più vivide e immediate: la Malvazija 2013 sta in cima alla mia lista personale. Fra i rossi, una menzione di merito al Pinot Gris, da provare assolutamente. In generale, immagino che le Etichette Nere vadano attese con pazienza e assaporate con calma: si tratta senza dubbio di vini da meditazione. Ad ogni modo, il Refosk Kocinski 2009 costituisce uno degli esempi di maggior spessore dell’intero distretto, un grande vino rosso istriano. 

Un plauso personale a Tilen Praprotnik, con la speranza che continui a stupirci anche in futuro con i suoi vini fantastici.

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