Tre grandi vini raccontano il Carso di Čotar

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Pietra bianca, affiorante. Cespugli e arboscelli aggrappati alla roccia: corniola, sommacco, rosa canina. Intorno la selva, una boscaglia cupa, onnivora. Altrove landa brulla, giallastra, quasi brughiera. La bora soffia da nord spazzando sentieri sassosi e stradine sterrate. Ecco il Carso, ruvido e selvaggio: una striscia di terra a cavallo di due confini, punteggiata di borghi senza tempo disseminati di fattorie, osmize e vecchie, rustiche trattorie. Qui la vite cresce a fatica, ma regala espressioni varietali uniche, particolarissime. Sulle litologie di calcare e terra rossa, ricche di ferro, primeggiano la vitovska, la malvasia istriana e il terrano. Pregevoli risultano le declinazioni di grandi uve internazionali: chardonnay, sauvignon e merlot si adattano magnificamente al terroir carsolino, assumendo connotazioni minerali che ne arricchiscono la trama.

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Percorrendo le strade del Carso sloveno, provo la sensazione di un’ulteriore, accentuata desolazione. Il paesaggio è selvatico e inospitale, brado. Eppure, fra le case sparse e i piccoli villaggi, è tutto un pullulare di cantine e mescite, spesso nascoste alla vista del viaggiatore di passaggio. Una vita silenziosa che pare animarsi soltanto fra i tavolacci tarlati e le panche di un’osteria, nell’aria satura di odori e di bestemmie, davanti a un generosa caraffa di vino. Tuttavia, come accade talvolta, l’apparenza inganna. Perchè, in mezzo a cotanta rustichezza, si celano autentiche sorprese, gemme di abbagliante fulgore, preziose e ammaliatrici.

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Čotar, da queste parti sinonimo di eccellenza. Azienda estrema, non per tutti. Integralista, pura, intransigente. Magnifica interprete delle potenzialità del Carso. Rientra nel novero di aziende che aderiscono a Triple “A”, il movimento di agricoltori-artigiani-artisti che si oppongono alla standardizzazione del gusto, rifiutano la chimica in vigneto e l’impiego di colture di lieviti selezionati in cantina. La prima bottiglia nasce nell’annata 1988, dai vigneti di famiglia nel villaggio di Gorjansko. Da allora una crescita esponenziale, sul mercato interno ed estero, puntando senza compromessi su concetti come terroir, coltivazione ecologica, enologia naturale. Vini impareggiabili, iconici come il Terra Rossa.

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Ne ho assaggiati tre, con la massima tranquillità, e oggi vi porto le mie personali note di degustazione, con la speranza di stuzzicare un pochino la vostra curiosità, nell’ottica costante di valorizzare un territorio e una tradizione vitivinicola emblematici.

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Vitovska grganja 2011 Čotar

Uve allevate a guyot semplice, con densità vertiginose e rese intorno ai 600g per pianta. Fermentazione in botti di rovere, lunga macerazione sulle bucce senza raffreddamento del mosto e senza aggiunta di solforosa. Lieviti indigeni. Invecchiamento di due anni in botte. Imbottigliamento senza filtrazione.

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Nel bicchiere, un giallo dorato carico tendente all’orange, luminoso e di buona consistenza. Naso abbastanza vivo e caratteristico, leggermente ossidato, un poco contratto. Affiorano profumi floreale di tiglio e sentori agrumati, buccia d’arancia e bergamotto. Cenni di melograno e frutta esotica. Corpo agile e slanciato, in buon equilibrio. In bocca emerge la spiccata mineralità, che chiude in un finale tagliente come una lama di pietra. Il 2011, annata calda, nei bianchi mostra talvolta il fiato corto alla distanza. Piacevole e armonico, difetta forse di personalità, ma resta un ottimo vino da aperitivo. 12,5°. 23 euro. 87 punti

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Malvazija 2009 Čotar

Uve allevate a guyot semplice, con densità vertiginose e rese intorno ai 600g per pianta. Fermentazione in botti di rovere, dieci giorni di macerazione sulle bucce senza raffreddamento del mosto e senza aggiunta di solforosa. Lieviti indigeni. Invecchiamento di tre anni in botte. Imbottigliamento senza filtrazione.

Orange wine cromaticamente sontuoso, ricco e brillante, con buona ricchezza di estratto. Profumi intensi e profondi, complessi, nitidi. Attacco tropical, spiccano il mango e la pesca sciroppata, su sfondo in cui si mescolano macchia mediterranea, pietra spaccata e fumo. Sorso corposo, robusto, di stuzzicante densità gustativa. Tessitura avvolgente, sapientemente bilanciata. Ritorna prorompente una pesca succosa fuso nelle trame di una sapida mineralità, autentiche cifre espressive del vino. Finale lungo, in scia rocciosa. Più carnoso e succoso che elegante, formoso e procace, grande senza essere aristocratico, come una pin-up ammiccante. Espressione mirabile del varietale, in versione orange e carsolina, figlia di una grande annata equilibrata come il 2009. 12°. 23 euro. 92 punti

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Terra Rossa 2005 Čotar

Uve allevate a guyot semplice, con densità vertiginose e rese intorno ai 600g per pianta. Fermentazione in botti di rovere, macerazione di venti giorni sulle bucce senza raffreddamento del mosto e senza aggiunta di solforosa. Lieviti indigeni. Invecchiamento di cinque anni in botte. Imbottigliamento senza filtrazione.

Il Terra Rossa è un uvaggio di terrano 40%, merlot 40%, e cabernet sauvignon 20%, rappresenta il vino di punta di Čotar ed è fra i rossi più significativi dell’intero panorama della Primorska slovena e di tutto il Carso. L’annata 2005 è stata incensata dalla master of wine Jancis Robinson che ha valutato questo vino 18/20. Un cavallo di razza, un Top Class di primissima fascia.

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Dopo l’opportuna decantazione, nel bicchiere il Terra Rossa 2005 esibisce un cromatismo sfavillante, rosso rubino di straordinaria compattezza, con un cenno vaghissimo di granato sull’unghia. Ricco di estratto, consistente. Il naso risulta intenso, evoluto, etereo. Lentamente si dispiegano sfumature aromatiche che raccontano di amarene in confettura, piccoli frutti rossi, terra e sottobosco, funghi, sentori di legno bruciato, fumo e lacca. In bocca è robusto, corposo, di grande vigore espressivo. Morbido, straordinariamente fresco e gagliardo, con tannini educati ma maschi, che riecheggiano in chiusura. Finale asciutto con una scia che richiama il frutto. Elegante, complesso, sfaccettato. Grande esperienza di assaggio, lo trovo assolutamente magnifico e vorrei riempirmene la cantina. L’annata 2005 era bagnata, e i suoi figli vanno ben attesi in bottiglia, affinati da una lenta e prolungata maturazione. Čotar ha fatto centro con questo Terra Rossa fantastico, che si esalta vieppiù con un opulento abbinamento carneo, magari a base di cinghiale. 12°. 32 euro. 94 punti

Unica accortezza… sono vini che, una volta stappati, vanno consumati entro qualche ora. Il giorno dopo sono un’altra cosa, e non ci guadagnano affatto. D’altronde, non dovrebbe essere un grosso problema, non è vero? Alla prossima

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