Vitovska: 5 vini alternativi per capirla

Se questo blog raccontasse fiabe oggi vi parlerei del brutto anatroccolo. Ricordate? La storia del neonato palmipede, goffo e spelacchiato, che non se lo fila neanche sua mamma… dopo aver abbandonato la nidiata di fratellini, e aver vagato senza meta nel gelido inverno rischiando di morire assiderato, giunge infine ad uno stagno ove, specchiandosi nelle acque limpide, scopre di essere diventato uno splendido cigno. Nel mondo del vino qualcosa del genere è capitato alla vitovska, uva rustica e villereccia che, dopo decenni di anonimato trascorsi a rinforzare robusti uvaggi da osteria, snobbata e negletta, negli ultimi anni ha guadagnato fama chiarissima arrivando a sfidare il proscenio da primadonna, in purezza, come l’aggraziata etoile di un balletto classico.

La vitovska nasce sul Carso. Sul versante sloveno è nota come vitovska gargania, mentre nella zona del Breg viene chiamata urganka. Pianta di buona vigoria, a maturazione medio-precoce, dà una produzione abbondante e regolare. Il grappolo è grande, piramidale, alato e compatto, con raspi molto tenaci e resistenti, in grado di sopportare egregiamente le raffiche di bora. Una sorta di uva corazzata, da bunker anti-atomico. Eppure… allevata con criteri moderni (basse rese, alte densità, potature corte) e vinificata con sapienza (macerazione, acciaio o legno, poca chimica), nel bicchiere questa trombona si trasforma in un vino leggiadro e finissimo, elegantemente floreale, con una silhouette flessuosa e slanciata, innervata da una caratteristica trama minerale. Un vino che miete successi ormai ad ogni latitudine e che più di ogni altro ha contribuito a rilanciare nel mondo l’immagine del Carso.

La vitovska tocca l’apice della grandezza soltanto sui calcari ricchi di ferro dell’altopiano carsico. Già nel Breg o sulla costa, ove le litologie sono prevalentemente marnoso-arenacee, la sua stella pare offuscarsi, privata o quantomeno diminuita della sua intriseca componente minerale. La vitovska predilige la bora e la terra rossa, ed una poizione più appartata, nell’entroterra. Questione di temperamento, appunto.

Per approfondire questo interessante vitigno autoctono vi propongo un itinerario di degustazione non troppo scontato, che mi auguro possa fornire qualche apprezzabile suggestione.

Vitovska Spumante Dosaggio Zero Cantina Odoni

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Daniele Odoni, giovane vigneron triestino, a differenza della pletora dei suoi colleghi di madrelingua slovena si è formato in Friuli alla scuola di Cividale, e da lì ha tratto le caratteristiche salienti del suo stile: vini tecnici, puliti, vinificati in bianco, solo acciaio. Insomma, una rispettabile e talvolta pregevole voce fuori dal coro. Come nel caso di questa Vitovska in versione spumante, e per di più pas dosé, elegantemente secca. Nel bicchiere un paglierino brillante, carico di accesi riflessi dorati, spuma ricca e abbondante, perlage di buona finezza e persistenza. Profumi tenui in cui emergono note di biancospino, salvia e pera. Al palato è gradevolmente secco, dotato di discreta struttura, vibrantemente fresco e sapido. Vino quasi verticale che si esalta abbinato a cruditè di pesce e sfiziosità marinare.

Vitovska Stanko Milič

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Da una vigna del 1912 il decano dei viticoltori del Carso ha ottenuto questo vino, che festeggia appunto il centenario. Entroterra, zona di Sgonico. Giallo paglierino, floreale, fresco, con sentori di primula e camomilla su cui si innestano profumi estivi di frutta matura, melone e ananasso. Sorso nervoso e gradevolmente acido, tessitura minerale vivissima, rocciosa, che chiude con una scia sapida e ferrugginosa. Eccolo il vino di terroir, con tutto il carattere spigoloso e franco della sua terra. Emblematico.

 

Vitovska Pulje 2013 Fabjan

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Ancora entroterra, zona di Sales. Macerazione di sei giorni, otto mesi in barrique usata. Cromaticamente intenso, dorato, con bella ricchezza di estratto. Naso terziario, evoluto, con nuance di affumicato e tabacco affioranti su una trama floreale di ginestra e frutta tropical matura. In bocca risulta cremoso e avvolgente, robusto, sapientemente bilanciato da una mineralità tagliente e pronunciata. Lungo e persistente. Splendido esempio di bianco macerato senza eccessi, il legno si sente ma non invade, magistralmente integrato. Uno dei miei preferiti.

Vitovska 2011 Marko Fon

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Carso sloveno, zona di Komen. Vino naturale, non filtrato, dalla cantina del celebrato Marko Fon. Paglierino con riflessi dorati, leggermente velato. Bouquet delicato, fitto di ginestra, fieno, salvia e aghi di pino mescolati a note sfumate di frutta matura, ananasso e susine. Molto sapido e asciutto, misurato nel corpo, armonico,  di spiccata mineralità. Chiude secco e gradevolmente amarognolo. Buona persistenza. Piglio severo, quasi monacale, per un vino di grande rigore espressivo.

 

Vitovska 2012 Skerlj

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Versione orange wine del brillante Matej Skerlj, dai vigneti ubicati a Sales. Oro antico, compatto e vivido, luccicante. Intenso e complesso nei profumi, irrompe un fruttato fragrante di nettarina matura, quasi cotta, avvolto da una texture di finissima evoluzione in cui si mescolano sentori di incenso e pietra spaccata, radici, speck affumicato ed una nota vagamente iodata. Bocca sapida, praticamente salata, ferrosa e minerale, sostenuta da una vibrante vena di acidità. Corpo esile, raffinato, intrigante. Finale lungo e persistente. Bottiglia esemplare, magnifica.

Bollata sovente come “vino da aperitivo”, la Vitovska si dimostra invece versatile ed eclettica, in grado nelle versioni macerate di sfidare abbinamenti a tutto pasto. Priva della ricca struttura e della procacità tipiche della malvasia istriana, la cugina carsolina conquista con l’eleganza e la delicatezza che sfoggia nel bicchiere, unite all’impareggiabile capacità di assorbire quegli stuzzicanti connotati minerali che costituicono l’essenza della sua cifra espressiva.

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