I VINI ESTREMI DI ALEKS KLINEC

Estremo, radicale, integralista: il suo vino per tanti è così. Abbiamo incontrato Aleks Klinec, bandiera della viticoltura biodinamica, alfiere di punta nel panorama enoico del Collio sloveno (Goriška Brda).

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Sei ettari frazionati in nove parcelle sulle colline di Medana. Vigneti inerbiti, sovesci, trattamenti a base di alghe, argille acide e silicati. Rese per pianta lillipuzziane. Il terroir non lo scopriamo noi: suolo marnoso-arenaceo, flysch ricco di fossili marini e sali minerali. Clima mite e ventilato, grazie alla prossimità dell’Adriatico e alla barriera alpina che cinge la fitta successione di creste, valli e declivi che dai monti digradano fino alla pianura friulana. Escursioni termiche significative che conferiscono all’uva una concentrazione aromatica di pregevole finezza.

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Nel solco di una tradizione familiare che risale al 1918, Aleks Klinec nasce contadino e vignaiolo. Al principio per sbarcare il lunario produce vini commerciali. Insieme alla moglie Simona gestisce una trattoria nel cuore di Medana dove smercia i prodotti della sua azienda agricola. Ma nonostante il discreto riscontro economico Aleks non è soddisfatto. Un tarlo lo tormenta: gli sembra che infondo il suo lavoro sia artefatto, vuoto, senz’anima.

Con l’dsc_1254appoggio di Simona nel 2004 Aleks opera la svolta radicale. Basta vini tecnici, basta vini commerciali: si torna alle origini, alle radici, alla tradizione degli avi. E’ il ritorno ad un approccio naturale, al rispetto per l’equilibrio dell’ambiente, ad una visione ecologica del mestiere di vigneron. L’integrazione della filosofia biodinamica, con l’enfasi sui cicli cosmici e le fasi lunari, costituisce l’opportuno corollario di questa scelta di fondo. Il circuito creato da Aleks nei suoi vigneti su base naturale consente alle piante di attuare la massima estrazione di principi nutritivi e di sali minerali dal suolo.

Come agricoltore, Klinec avverte la responsabilità nei confronti del pianeta: inquinamento, tossicità, desertificazione sono fattori derivanti da atteggiamenti irresponsabili e sconsiderati del consorzio umano. La salute della Terra nasce dalla consapevolezza che ciascuno, nel suo microcosmo, può dare un contributo a salvaguardia della vita.

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La concezione enologica di Klinec poggia sui medesimi presupposti. Al momento della vendemmia, in cantina arriva soltanto uva trattata con metodi naturali, raccolta a mano e avviata alla fermentazione in vasche di cemento. Per innescare il processo fermentativo vengono impiegate i lieviti già presenti sulle bucce e colonie di lieviti indigeni. Il mosto macera per diversi giorni, e dopo la pressatura viene posto a maturare in botti di legno.

Queste botti sono particolarmente interessanti: il legno è quello tradizionalmente impiegato dalle vecchie generazioni di contadini nel Brda: gelso, ciliegio, acacia e rovere. Le capacità sono comprese fra i 3 e i 20 ettolitri. Niente barrique francesi, niente trucioli.

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Durante l’elevazione in legno, che varia da due a tre anni, si compie la fermentazione malolattica a contatto con le fecce. Segue un intervallo in acciaio, per stabilizzare. L’imbottigliamento avviene senza filtrazione e senza chiarificazione.

E adesso passiamo alla ricca carrellata di assaggi.

JAKOT 2011 Orange, concentrato. Naso terziario, evoluto: gelsomino, miele d’acacia, marzapane, caramello. Sorso corposo ma agile, buona acidità, vena sapida. Affiorano in retrobocca fiori macerati e note vegetali. Personalità, carattere.

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MALVASIA 2011 Orange con screziature ambrate. Profumi intensi di cannella, miele d’acacia, tabacco. In bocca texture densa e avvolgente, ottima struttura.

PINOT GRIGIO 2012 Ramato, consistente. Spettro olfattivo di frutta matura: amarene, fragoline di bosco, prugna sotto spirito. Note di timo ed erbe aromatiche. Corpo medio, buon equilibrio, trama minerale. Finale gessoso e gradevolmente amarognolo. Splendido.

REBULA 2011 Quattordici giorni di macerazione. Ambrato, gran ricchezza di estratto. Tiglio, ginestra, albicocca matura, tabacco, pietra spaccata. Sorso corposo e minerale, sapido, avvolgente. Finale che riecheggia il tannino. Denso, ma agile. Finezza, forza e complessità. Eccellente.

ORTODOX 2006 Uvaggio 60% verduzzo, 15% ribolla, 15% malvasia istriana, 10% tocai friulano. Sei anni in botti di gelso e acacia. Ambrato, leggermente velato, consistente. Albicocca, mandorle, gelsomino. Susina sotto spirito e caramello. In bocca esprime una trama vellutata, densa e corposa, innervata da una stuzzicante sapidità minerale. Finale morbido e avvolgente. Armonico, in mirabile equilibrio.

QUELA 2010 Uvaggio bordolese: 60% merlot, 30% cabernet franc, 10% cabernet sauvignon. Trenta giorni di macerazione, tre anni di invecchiamento. Rubino sfavillante. Profumi di prugna, ciliegia sotto spirito, nespole, fichi secchi, foglie bagnate, liquirizia e goudron. Mediamente corposo, equilibrato, attraversato da una lama minerale. Aromi di bocca che rimandano alla pietra focaia e alla ciliegia. Finale in cui riecheggia il tannino robusto del cabernet sauvignon. Lungo e abbastanza classico, ma con una sfumatura che richiama il terroir.

MORA 2009 Uvaggio bordolese selezione, solo in annate speciali. Trenta giorni di macerazione, cinque anni di invecchiamento. Rubino dai riflessi granato, fitta concentrazione di estratto. Sontuoso spettro olfattivo, terziario ed evoluto: prugna, ciliegia sotto spirito, tabacco, fieno, liquirizia, rabarbaro, china, smalto. Sorso caldo e potente, dotato di una fine eleganza e di un buon residuo di freschezza. Retrobocca ricco e intricato, in cui si mescolano aromi vegetali e speziati. Robusto e avvolgente. Ottima persistenza, vinone.

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Si tratta, occorre ammetterlo, di vini tutt’altro che immediati. In particolare i bianchi chiedono all’assaggiatore un briciolo di pazienza: nell’arco di qualche minuto si aprono come petali al sole, dispiegando un ventaglio di sensazioni odorose di appagante complessità, ma all’inizio possono risultare difficili e perfino aggressivi. Per quanto mi riguarda, degustare vini “difficili” costituisce uno degli aspetti più stimolanti del lavoro. Non esiste male peggiore della banalità. Una volta attesi, arieggiati, coccolati, i vini di Klinec regalano un’esperienza fuori dagli schemi.

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Aleks spiega con una vena di amarezza come il Goriska Brda sia una terra baciata da Dio che l’uomo, a causa della sua stolida miopia, non è in grado di valorizzare. L’agricoltura convenzionale, sostiene Klinec, sta gradatamente avvelenando la terra, l’aria e anche gli esseri umani. Cinquant’anni fa qui era un tripudio di ciliegie, albicocche, pomodori coltivati: roba buona, genuina. Oggi imperano pesticidi e i peggiori surrogati della chimica. Oggi risuonano i ricatti delle industrie e delle multinazionali, che vengono da queste parti a fare la voce grossa. Da queste parti i contadini si sono spesso piegati a queste logiche, in cambio di un temporaneo tornaconto economico.

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Nella genesi di trasformazione dello stile Klinec, un ruolo decisivo spetta ai maestri della sua gioventù: punti di riferimento, fari, guide prodighe di consigli, suggerimenti e ispirazioni. Aleks nomina tre mostri sacri di Oslavia: Gravner, Radikon e Franco Terpin. Da loro ha imparato a tirar dritto, senza curarsi delle malelingue. Emblematica la storia dell’Ortodox: un vino selezione, il bianco top class della cantina, a base 60% verduzzo! Una scelta che definire controcorrente è riduttivo.

Il 95% dei vini Klinec va all’estero, in diciannove paesi diversi. Il mercato interno apprezza poco il non-allineamento del vignaiolo di Medana. Le annate migliori? 2006, 2009, 2012 e 2015. Beviamocele noi.

Alla prossima

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Una risposta a I VINI ESTREMI DI ALEKS KLINEC

  1. Gianluca ha detto:

    Buongiorno , ho avuto modo di bere il suo pinot e il quela . Ne sono rimasto incredibilmente impressionato , ma dopo averlo bevuto , due bottiglie in due , non ho avvertito quel solito gonfiore che provo bevendo i soliti vini anche se di ottima qualità.
    Il bere è un mio hobby e ho il piacere di avere una cantina perfettamente climatizzata con oltre 2000 bottiglie di ottenere mo livello . Per intenderci dal Masseto in giù per gli italiani e una buona selezione di grandi francesi . Vorrei sapere come posso ordinare qualche cassetta per approfondire l’esp.
    In attesa di un suo gradito riscontro porgo cordiali saluti
    Gianluca Landozzi

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