LA PRINCIPESSA NEL CASTELLO: NATAŠA ČERNIC E IL CARSO GORIZIANO

Castello di Rubbia dalla fine degli anni novanta non è più soltanto un antico rudere immerso nei boschi del Carso Goriziano, ma un ambizioso progetto enoturistico e alberghiero rilanciato dalla famiglia Černic per valorizzare l’area di San Michele del Carso: un territorio punteggiato di macchie silvane e lande di ginepro, con sedici chilometri di trincee e cannoniere sotterranee della Grande Guerra.

Siamo a un passo dalla trattoria “Devetak”, celebrato ritrovo per gli amanti della buona tavola con un occhio alla tradizione ed al km zero. Qualche metro e spunta la contrada di Gornji Vrh: vecchie case di pietra, cascine stipate di fieno e prati giallastri, caprette al pascolo brado in un’atmosfera bucolica. Qui Nataša Černic sta costruendo il suo sogno con entusiasmo, sudore e mattoni: una cantina scavata nella roccia, con le volte di pietra e le barricaie a vista; strutture di ricezione alberghiera; e perfino un’osservatorio astronomico!

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Di passioni Nataša ne coltiva parecchie: l’astronomia, appunto. Ma anche la musica: si è diplomata in pianoforte al conservatorio. E poi naturalmente il vino, perchè Castello di Rubbia è, prima di tutto, un’azienda vinicola. Incontrare Nataša Černic nella sua terra, nella sua cantina, significa immergersi in un’aura fiabesca da cui affiorano idilliaci quadretti di un’infanzia “alla Heidi” come afferma lei stessa, circondata dall’amore di una famiglia straordinaria, e trascorsa scorazzando nei boschi e nei prati tra fiori e caprette; ma dove emerge anche una precisa, determinata vocazione imprenditoriale che attraverso il vino racconta questa terra di confine le cui genti hanno pagato alla Storia ingenti tributi di lacrime e sangue, senza mai smarrire il legame fortissimo con le proprie radici.

Carso Goriziano dunque, comune di Savogna, appena sopra la confluenza dei fiumi Isonzo e Vipacco. Terra rossa di ferro, pietra bianca, siccità e bora. Sull’altopiano s’adagia un magnifico vigneto: Ušje, tredici ettari a guyot con densità vertiginose, alla francese. Castello di Rubbia vi cava una decina di etichette di pregio. I vitigni sono quelli autoctoni del Carso: vitovska, malvasia istriana, terrano, cui si aggiunge un poco di cabernet sauvignon.

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Nataša Černic professa una ben delineata filosofia di vigneron. Centrale nella sua cifra stilistica sta il rispetto della natura. Al principio, priva di alcuna esperienza, Nataša decise di affidarsi a due professionisti del calibro di Marco Simonit (per la parte agronomica) e Marco Pecchiari (enologo), tuttora al suo fianco. Però in realtà comanda lei… non col bastone o la frusta ma in grazia di un entusiasmo contagioso, di un’onestà intellettuale disarmante.

Il vino – sostiene Nataša – oltre a tecnica è anche arte. E il più grande artista non è forse la Natura? Essa dà l’impronta, l’Uomo procura l’interpretazione. Il rispetto dell’annata e il rifiuto di sofisticazioni sono il corollario di tale posizione. Černic non manda bottiglie alle guide, nè campioni ai ristoranti. Va a parlarci di persona, a raccontare, a misurarsi. È intelletto ed emozione, ragione e sentimento: la stessa dicotomia, lo stesso yin e yang, luce e ombra, che Nataša desidera infondere nei suoi vini.

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E di vini ne abbiamo assaggiati veramente parecchi. Castello di Rubbia adotta lunghe macerazioni, lunghi affinamenti in legno e in vetro. Soprattutto in vetro, perchè Nataša diffida della barrique e non stravede per il tonneau. Imprescindibile il ricorso ai lieviti indigeni: all’inizio impiegava le colture selezionate, ma nel bicchiere i profumi le parevano estranei e si sentiva quasi in colpa. Lieviti e vitigni indigeni sono pietre miliari dello stile Černic. D’altra parte, per evitare derive di eccessiva rusticità, Castello di Rubbia si impone standard qualitativi elevati sulla falsariga di “mostri sacri” quali Kante, Zidarich, e Podversic. E proprio Podversic costituisce il modello principe di Nataša, per quei vini sempre importanti, vivi, complessi, mai estremi, adatti anche ad un esigente ma più delicato palato femminile.

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Assaggiamo la Vitovska 2013, dieci giorni di macerazione, solo acciaio. Quando matura, la vitovska ha poca polpa e molta buccia, da qui la scelta di macerare. Il legno solo in certe annate, quando occorre la malolattica. L’acciaio garantisce nitore e pulizia. Dopo due anni va in bottiglia e affina in vetro. Un vino sinfonico, che assomiglia alla Pastorale di Beethoven: ricco di echi, richiami, contrappunti e suggestioni. Ecco i fiori di campo, il fieno secco, la camomilla. Poi la frutta bianca, la mela, la pera. Miele d’acacia e caramelle d’orzo. Bella texture gustativa, densità in cui affiora la pietra sbriciolata. Un’uva lenta, rustica, pastorale appunto, che poi nel calice esprime purezza e genuinità: un vino etico, rispettoso, che parla chiaro.

Mirabile a dir poco il Cadenza d’Inganni, passito da malvasia istriana appassita sulla pianta. Lunghissima macerazione. Non esce tutti gli anni. Un trionfo di frutta matura e candita: albicocche, cedro, pera williams. Si sente ancora la macchia mediterranea, il corbezzolo, gli agrumi maturi. E in bocca trama avvolgente e after taste di caramello, mou e miele di tiglio. Nataša vede la Malvasia come ambasciatrice del Mediterraneo nel Mondo, per intanto si contenta di imbottigliarne esemplari di grande fascino.

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Ma l’amore vero si chiama Terrano. Nei confronti del suo Terrano, Nataša Černic è quasi gelosa. E intransigente. Lo vuole intenso, forte, spavaldo: nel colore, nei profumi, nel sorso. Nelle annate discutibili lo declassa, non lo chiama nemmeno Terrano ma Rosso della Bora. Ne proviamo uno buono, importante. E ritroviamo quello che auspica Nataša, il colore profondo e le venature violacee; il lampone e la mora di rovo, i sentori terrosi e di sottobosco; la bocca corposa, sapida e tipicamente acidula. Un autentico Terrano, un grande rosso del Carso.

Al Castello di Rubbia l’aria profuma di storia: quella di nonno Leonard, agricoltore e partigiano, che vinificava la malvasia e la faceva talmente buona che la beveva tutta prima che finisse la fermentazione. Quella di papà Černic, imprenditore di successo che ha investito i risparmi di una vita per veder rifulgere l’amato Carso nello splendore di un tempo. Quella di Nataša, che ha raccolto il testimone con piglio energico e condotto l’azienda di famiglia ad un livello tra i più rimarchevoli di tutto il panorama carsolino.

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2 risposte a LA PRINCIPESSA NEL CASTELLO: NATAŠA ČERNIC E IL CARSO GORIZIANO

  1. Gaia ha detto:

    Lettura che incuriosisce e invita ad una visita. Grazie!

    Mi piace

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