Vigneti Pittaro, grandi spumanti friulani

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Agli albori degli anni ’70 le contrade agricole attorno a Codroipo, nel cuore delle Grave del Friuli, erano aride, sassose, povere d’acqua, bruciate in estate dal sole agostano. Non vi era nulla, tranne il silenzio e qualche carretto di fieno. Ma un uomo straordinario ne intuì le potenzialità, studiò la morfologia del territorio, prese a modello i grandi dell’epoca e trasformò una campagna desolata in un mosaico di vigne lussureggianti e vigorose distese su novanta ettari di pianura. Quell’uomo si chiama Piero Pittaro e la sua azienda rifulge a tutt’oggi come una fra le stelle più brillanti nel firmamento enoico friulano.

Un’eccellenza conquistata con ostinata determinazione, un anno dopo l’altro a partire dal 1982, con la scelta di produrre una linea di spumanti Metodo Classico che negli anni è cresciuta in qualità e assortimento e si è consolidata grazie alla competenza e alla perizia tecnica di Stefano Trinco, valente enologo da oltre un trentennio alla guida della celebrata cantina di Codroipo.

Abbiamo incontrato Stefano in un pomeriggio piovoso, e siamo rimasti impressionati dalla passione che infonde nel raccontare i suoi vini, il suo territorio, la storia a tratti perigliosa e l’ascesa della “Vigneti Pittaro”. Non un enologo come taluni: freddi, calcolatori, asettici come certi vini “pastorizzati” da eccessivo zelo tecnologico; ma un uomo di tecnica e cuore in cui sono integrate ragione e sentimento, che s’infiamma al ricordo dei giorni trascorsi come cicerone di Giacomo Tachis in visita nel Friuli.

Uomo di cuore Stefano, ma anche di tecnica. Una tecnica affinata negli anni sul modello dello Champagne, accresciuta da frequenti viaggi in terra d’Oltralpe, e perfezionata con la pratica di oltre trenta vendemmie gestite in prima persona. L’influenza francese si specchia nella ricerca di uno sparkling che esprima il territorio, la tipicità friulana. Le conoscenze d’avanguardia della scuola spumantistica francese – sul piano viticolo come anche enologico – vengono traslate nelle Grave sassose, fra Udine e Pordenone, per realizzare un prodotto che, pur non potendo per cause di forza maggiore toccare le medesime vette di eccellenza, possa comunque rappresentare un apice, un’icona della spumantistica italica.

Rispetto allo Champagne – inarrivabile secondo Stefano Trinco – meno acidità e più polpa. Maggiore struttura, maggior corpo. La formula magica Pittaro nasce dalle nozze alchemiche fra Chardonnay e Pinot Bianco: versatile, avvolgente, finissimo il primo; aromatico ed elegante il secondo. Da queste parti, per la cronaca, il Pinot Bianco può considerarsi alla stregua di un vitigno autoctono. Per insondabili capricci del mercato, esso fatica a vendersi se prodotto in purezza, ma in blend con lo Chardonnay trova una dimensione assolutamente congeniale nel Metodo Classico.

Sulla base delle esperienze raccolte in Champagne, del modello Trentodoc come bollicina di riferimento in ambito nostrano, e della stima che lo lega a molti tecnici in Oltrepò Pavese, Stefano Trinco ha messo a punto una gamma di sparklings davvero intriganti. Scopriamoli insieme.

Talento Brut Etichetta Argento → teoricamente entry level ma in effetti biglietto da visita di Vigneti Pittaro. Cinquantamila bottiglia all’anno. Blend: Chardonnay 80%, Pinot Bianco 20% Obiettivo: uve mature. Le rese mai troppo ridotte per lo spumante, si può spingere fino ai 110-120 quintali senza patemi. La base spumante viene vendemmiata dopo il Pinot Grigio, il che è tutto dire, cercando in primo luogo la maturazione del frutto. Stefano persegue gli 11° naturali, che danno un’acidità non altissima (7-8 contro i 9,5 in Champagne) ma garantiscono polpa. Vinificazione in bianco rigorosa, pressatura frazionata in stile Champagne. Vinificazione senza solforosa, tutto in iperossigenazione dei mosti. Fermentazione con gli stessi lieviti utilizzati per la spumantizzazione, poi affinamento in acciaio sui lieviti con frequenti batonnage. Parte del Pinot Bianco conclude la fermentazione in barrique dove rimane fino a primavera. A maggio-giugno si procede alla spumantizzazione. Affinamento sui lieviti dai 30 ai 36 mesi. Dosaggio intorno agli 8 g/l. Due mesi di affinamento in bottiglia e poi via. Nel bicchiere? Mirabile equilibrio fra struttura e freschezza gustativa, mela polposa e frutta tropicale, cenni vanigliati, inserti dati da lievito e rovere.

Talento Brut Etichetta Oro (millesimato) → stessa base spumante. Diecimila bottiglie. Permanenza sui lieviti dai 60 ai 72 mesi. Bolla finissima, acidità quasi immutata, maggiore struttura, si attenua il registro dolce (legno, vaniglia, tostato) per esaltare più marcate note di lievito (crosta di pane, biscotto, pasta frolla) e talvolta note minerali. Sparkling maturo, evoluto, di gran classe. Dosaggio attorno i 6 g/l, più secco ma molto apprezzato.

Pink Brut Rosato → Rosè da Pinot Nero, prodotto dalla fine degli anni Novanta e ormai consolidato come terzo moschettiere dell’assortimento Pittaro. Cinquemila bottiglie. Permanenza sui lieviti da un minimo di 24 fino a 36 mesi. Dosaggio 8,5 g/l. Cromatismo rosa salmone, delicate note di piccoli frutti rossi e crosta di pane, suggestioni minerali. Fresco e armonico nel sorso, dotato di buona struttura e trama gustativa, ideale come aperitivo ma capace di reggere a tutto pasto.

Ribolla Gialla Spumante → La scelta di spumantizzare la Ribolla, icona dell’enologia friulana, nasce su ispirazione di quella di Manlio Collavini. Metodo Classico ma con un ciclo più breve, una sorta di Cava friulano. La Ribolla non è lo Chardonnay, ammette Stefano. Attenta selezione dei lieviti. Permanenza più breve, il range ideale oscilla fra 18 e 24 mesi. Dosaggio fissato a 8,5 g/l. In commercio dal 2014, è un prodotto che si sta facendo strada. Nel bicchiere sfoggia un perlage fine e persistente, un corredo odoroso che racconta di ginestra, mele e pesca bianca con note di crosta di pane. Equilibrata, fresca, slanciata: ideale compendio di cruditè marinare.

Stefano Trinco ribadisce come, a livello di produzione, lo spumante debba fondarsi su un progetto rigoroso. Non si può improvvisare soltanto per rimpinguare il catalogo. Occorrono anni di prove, fallimenti e insuccessi, prima di trovare la quadratura del cerchio. Se si sceglie il Metodo Classico bisogna rassegnarsi a un lungo affinamento sui lieviti: 24 mesi sono il minimo sindacale. Molti in Friuli non resistono, dopo nove o dieci mesi sboccano e immettono alla vendita. Ma occorre tempo affinchè il legno possa integrarsi con il lievito, ci vuole pazienza. Poi i risultati arrivano, e sono incontestabili. Come la qualità, la freschezza, la complessità e la piacevolezza di beva. Ci ritrovo tutto questo quando stappo uno spumante Pittaro. Soprattutto, ritrovo uno stile cristallino e la passione per l’eccellenza. E sono felice. Alla prossima!

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